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Casi clinici di stipsi e emorroidi

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TOC..TOC… “casi clinici di stipsi e emorroidi”

La signora bruna sui quarant’anni seduta di fronte a me, si muove e fa delle smorfie di fastidio. Intuisco, essendo abituato a vedere pazienti con problemi nelle “parti basse”, che qualcosa, forse una lesione vicino all’ano, le impedisce di stare ferma. “Sono stata operata da poco per emorroidi “ mi dice infatti “e sto meglio in piedi che seduta”. Le propongo di mettere un cuscino sulla sedia. Accetta, trova un po’ di pace e riesce finalmente a raccontarmi la sua storia. Vengo a sapere che due mesi prima ha subìto una EMORROIDOPESSI CON STAPLER (nota anche come PPH o intervento di Longo), un’operazione inventata quindici anni fa e ora in declino, da quando si sa che può dare il 30% di recidive. Dopo l’operazione ha cominciato ad avvertire una tumefazione dolorosa dietro all’ano e ha visto uscire del pus. Si era formato un ascesso grande come una noce, palpabile con il dito e visibile all’ecografia con sonda rotante. Dopo qualche giorno è stata asportato. Passati due mesi, la signora è tornata nel mio ambulatorio, sempre con dei dolori all’ano. Cosa era successo questa volta? La proctoscopia, che permette di esaminare il canale anale e la parte bassa del retto, evidenziava i punti metallici della PPH. Toccandoli con una pinza, il dolore si accentuava e usciva un po’ di sangue. Ho dovuto farle un secondo intervento per asportare cinque graffette. Alla fine è guarita.
In USA non più, ma da noi questo intervento si fa ancora, perché è molto pubblicizzato, anche in TV, ed è seguito da minor dolore e più rapida convalescenza. Quando va bene. Quando va male, come riferisce il sito web della FDA americana che riporta molte perforazioni rettali, rappresenta un calvario per il paziente.
In Italia c’è la tendenza ad operare le emorroidi più che all’estero. Lo si fa tre volte anziché una volta su dieci, come in USA, Inghilterra e Scandinavia. Tra i modi per curare un paziente con emorroidi senza ricorrere alla chirurgia, il più usato è la LEGATURA ELASTICA. In ambulatorio, si stringe un piccolo elastico intorno al gavocciolo emorroidario interno. Dopo pochi giorni l’elastico cade e il nodulo “si ritira”. C’è poi un nuovo intervento, la LEGATURA CON DOPPLER (THD o GDHAL), che consiste nel chiudere, con un punto di sutura, l’arteriola che, dal retto, va ad alimentare il nodulo emorroidario. In questo modo l’emorroide si sgonfia. Il rischio di dolore, emorragia o infezione è molto basso. Mancano però ampie casistiche seguite per anni, quindi ancora non si conoscono con esattezza le recidive a lungo termine.
L’asportazione completa dei noduli, sia interni che esterni, ovvero la EMORROIDECTOMIA, manuale o con radiofrequenza, è l’intervento più radicale, quello che dà il massimo di guarigioni, intorno al 95% dopo 5 anni. La si può fare anche senza ricovero. E’ indicata nelle emorroidi più avanzate. Ormai, con i farmaci antidolorifici e altri presidi, la paura che il paziente ha del dolore postoperatorio non ha più motivo di esistere. Se dovete operarvi e volete essere sicuri di non sentire dolore, chiedete all’anestesista di mettervi un elastomero, ovvero una pompetta che manda analgesici in vena per 24 ore. E chiedete al chirurgo di non lasciarvi un tampone di garza o di gomma nell’ano alla fine dell’intervento. Dopo l’operazione, a casa, se sentite dolore non prendete un Toradol, che può causare sanguinamento allo stomaco, ma un Efferalgan, che non dà questi problemi.
Per i casi meno gravi (le emorroidi interne di primo e secondo grado o quelle esterne di piccole dimensioni) ci sono le cure medico-dietetiche.
Evitare la stitichezza, mangiando verdure a foglie larghe e fibre, come lo Psyllium, e bevendo molta acqua, il che rende le feci voluminose e morbide. Non spingere troppo nell’ evacuazione. Ridurre il consumo di cioccolata, the, caffè, alcool, pepe. Non fumare o fumare poco. Mettere pomate al cortisone o usare farmaci come i flavonoidi che migliorano il microcircolo e rinforzano la parete dei vasi o prodotti come la Centella Asiatica.
Attenzione a non attribuire con leggerezza alle emorroidi un sanguinamento rettale. Se il paziente è giovane, se il sangue è rosso e separato dalle feci, allora sì, probabilmente si tratta di emorroidi. Ma un sanguinamento può venire anche da un polipo, da un tumore, da una proctite. Meglio andare dallo specialista e fare una indolore proctoscopia, che permette la diagnosi precisa. Se il sangue è misto alle feci, se il soggetto ha più di 45 anni e ci sono casi di tumore in famiglia, è bene fare una colonscopia. Un intenso dolore anale può essere dovuto a emorroidi trombizzate o a una ragade, due patologie spesso curabili senza operazione.
Se volete saperne di più potete consultare il mio sito www.ucp-club.it

Prof. Mario Pescatori Coloproctologo accreditato dal Board Europeo Docente all’Università di Roma, La Sapienza