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Colonproctologia SETTEMBRE 2014

1 commento su Colonproctologia SETTEMBRE 2014

Gentili Colleghi

Ho passato quasi due settimane in Calabria, prima in vacanza alle Terme Luigiane con puntate allo Scoglio della Regina, poi a Cosenza per lavoro. Eccomi di nuovo a voi con qualche notizia clinica che spero vi possa interessare. Vi racconterò di due pazienti, fra quelli visitati e operati a Cosenza i primi di settembre. Uno davvero insolito, il primo caso di questo genere in 42 anni di professione.

Tipico calabrese come capirete fra poco.

1) Viene da me un giovane di 25 anni, lamentandosi di tenesmo rettale e sonnolenza. Ha spesso lo stimolo a evacuare, ma solo poche volte in realtà evacua. Quando lo fa spesso si deve sforzare molto. Gli chiedo se si sente ansioso e mi dice di no. Nessuna notizia importante nell’anamnesi. Lo visito. Addome trattabile, non dolorabile. All’esplorazione rettale nulla di organico, però, quando spinge per evacuare, il muscolo pubo-rettale non si rilascia come dovrebbe. Ha quindi un certo grado di ANISMO. La proctoscopia non mostra nulla di patologico. Gli misuro le sensibilità rettali con una sonda e un palloncino: sono alterate, non sente bene lo stimolo. I tre stimoli-soglia che si misurano sono:

a) quando il paziente avverte che si gonfia qualcosa nel retto

b) quando prova il desiderio di evacuare

c) quando sente la massima urgenza-fastidio, ovvero correrebbe in bagno. I valori normali sono 20, 60 e 120 ml di aria. I valori di questo paziente sono invece 30, 45 e 150. Alcuni alterati in senso iper-, altri in senso ipo-, quindi. Un quadro strano, ma indubbiamente le sensibilità sono alterate. Perché? In un 25enne sano…

Gli chiedo se abbia avuto traumi al sacro-coccige o in regione lombare: niente. Se è diabetico (sapete, la neuropatia diabetica a carico dei pudendi, sarebbe un’ipotesi): non lo è, però sua nonna sì. Gli dico di fare una curva da carico glicemico. Però ancora brancolo un po’ nel buio. Mi aiuta lui, per fortuna, dicendomi: “Sa, dottore, i disturbi sono cominciati quando ho cominciato a fare una certa cosa, con dei miei amici” .

Oh santo cielo, penso. Cosa sarà mai? E glielo chiedo. Risponde: “Ci siamo fatti arrivare dal Messico un peperoncino che è 100 volte più piccante del peperoncino calabrese e lo mangiamo. Anzi lo vendiamo pure. Sono sensazioni fortissime”. “Beh, certo bene non vi fa, io smetterei” gli dico. “Infatti, smetteremo” mi rassicura. Poi sento il parere di un mio amico internista di Cosenza e lui mi spiega: “In effetti la capsaicina del peperoncino ha un effetto demielinizzante sulle fibre nervose”.

Ecco svelato il mistero. Il nervo pudendo aveva cominciato a danneggiarsi e quindi le sensibilità rettali ad alterarsi. Da qui il tenesmo. Per il peperoncino. Molto interessante, direi. 2) Secondo caso, questa volta UNA 25enne, viene da Benevento perché ha FISTOLA e ascesso anale recidivi, da operare. Si ricovera alla Madonnina. Ero in contatto col padre che una settimana prima mi aveva detto:”Mia figlia sta male di testa da quando è morta la madre 5 anni fa. E’dimagrita, pesa 37 chili (è alta 1.64). Ha diarrea e mal di pancia. Se mangia vomita. Qualche volta ha febbre”.

Penso al morbo di Crohn, ma lui mi dice che a Benevento lo avrebbero escluso. Gli dò dei consigli telefonici. Imodium o Stopper per la diarrea. Ensure plus per assumere più calorie. Polase per le perdite di potassio. Quando vedo la figlia è magra, ma pesa 42 chili. La cartella parla di una fistola trans-sfinterica alta, visibile alla RMN. La visito, gli sfinteri si contraggono poco e riferisce un po’ di incontinenza fecale. Si vede e si specilla l’orifizio estero della fistola. In fossa iliaca destra si palpa una massa dolorabile. L’ecografia mostra l’ileo terminale edematoso e pieno di feci (o chimo). Siamo in sala operatoria.

Il retto è macroscopicamente normale, ma faccio una biopsia e la divido in due. Metà andrà al patologo di Cosenza, metà a un patologo mio amico di Brescia che è bravissimo nelle malattie infiammatorie intestinali. Asporto la fistola senza sezionare fibre degli sfinteri. Non comunica con il retto né col canale anale. La paziente è stata dimessa e aspettiamo l’esito dell’esame istologico.

Vi terrò informati. Le ho prescritto una ileoscopia con biopsie e le ho consigliato di farsi curare da un buon gastroenterologo. Perché vi ho riferito il caso? Perché dopo un evento stressante (la morte della madre) le difese immunitarie si abbassano e la fistola anale (e l’ascesso da cui si è originata) non sono che la conseguenza dell’aggressione delle ghiandole anali da parte dei germi patogeni delle feci.

Immunità compromessa, pochi anticorpi: infezione. Quindi, in pazienti del genere, serve anche un supporto psicologico. Chiudo qui per non annoiarvi, ma se avete osservazioni e quesiti scrivetemi pure una e-mai a ucpclub@virgilio.it. Tornerò a visitare a Cosenza il 6 ottobre. Se desiderate inviarmi un paziente, potrà telefonare allo 0984 40 39 85. Cordiali saluti, grazie per la fiducia e per avermi letto. Se qualcuno di voi non vuole più ricevere queste newsletter potrà dirlo alla mia segretaria caterinadebono@live.it.

Mario Pescatori

Chirurgo colorettale

Cell 339 11 40 413

 

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