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L’ANO ARTIFICIALE ovvero LA STOMIA

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L’ANO ARTIFICIALE ovvero LA STOMIA

E’ una apertura dell’intestino sulla pelle dell’addome. Le feci, anziché uscire sotto, dall’ano naturale, escono attraverso la pelle e riempiono un sacchetto che il paziente si sarà messo intorno alla stomia. A guardarla, una stomia intestinale appare come una rosa rossa, una escrescenza che spicca sul colorito più pallido della pelle.
E’ qualcosa che preoccupa molto il paziente (o la paziente) che si sente giustamente menomato per questa cosa non naturale che gli hanno fatto i chirurghi. Ma, come vedremo più avanti, la stomia non sarà poi una grossa menomazione. Ci si abitua a (quasi) tutto.
La cosa importante è gestirla bene, usare il materiale più adatto, avere un centro o una persona di riferimento alla quale rivolgersi se ci sono problemi. Esiste proprio una figura dedicata, ovvero L’ENTEROSTOMISTA, che in genere è un infermiere, ma talvolta è un ex- paziente che, avendo egli stesso una stomia, si è messo a collaborare coi medici e si occupa lui di spiegare ai pazienti quello che devono e quello che non devono fare.
Ai tempi in cui organizzai un Centro Stomizzati nel mio ospedale, eravamo collegati all’AISTOM, l’Associazione Italiana Stomizzati, che organizzava anche degli incontri o dei viaggi con le persone che avevano una stomia. E c’erano diverse succursali di questa Aistom nelle varie città d’Italia. Alcune funzionavano bene, altre così così, altre per la verità non funzionavano affatto.
Comunque anche un infermiere diplomato, anzi adesso laureato, si intende per forza di cose di stomie, perché nei reparti gli stomizzati ci sono,anzi è lì che, al risveglio dall’anestesia dopo aver fatto una operazione all’intestino, si ritrovano con questa apertura sulla pancia, in genere coperta da un grande sacchetto di plastica, attraverso cui il paziente o la paziente intravedono una macchia, una tumefazione, color rosa carico, che è appunto la stomia, e magari anche un liquido, raramente feci, appena uscite nel sacchetto.
La stomia può essere provvisoria o definitiva. Quella provvisoria, se è a canna di fucile, cioè doppia, cioè escludente, all’inizio ha sotto una bacchetta. Questa bacchetta di plastica, che ha messo il chirurgo in sala operatoria, dovrà essere sfilata dopo 12 giorni. La colostomia provvisoria, di protezione, è destinata ad essere tolta dopo un periodo di due mesi. Ma non di rado questo periodo si allunga e può diventare di tre-quattro-cinque mesi o più. In genere, una stomia provvisoria ha due aperture, da una escono le feci, dall’altra no. La si fa quando il chirurgo ha dovuto resecare un pezzo di intestino, per vari motivi, tumore o infiammazione o trauma o certe fistole difficili.
QUANDO SI FA UNA ILEOSTOMIA
Parliamo di ileostomia adesso, cioè di quando affiora alla pelle il piccolo intestino,in genere la parte terminale di esso, prima che cominci il colon o grosso intestino. Questo tratto dell’intestino si chiama ileo, da cui il termine ILEOSTOMIA. Dalla ileostomia le feci escono all’inizio di colore verdastro dovuto alla bile non riassorbita. All’inizio sono liquide poi diventano più pastose, non proprio solide come le feci, magari più della consistenza di un dentifricio. Il pericolo della ileostomia è che emette un materiale IRRITANTE, che, se viene in contatto con la pelle,la può far arrossare e anche ulcerare. E allora possono comparire dolori, con la pelle rovinata la placca e il sacchetto non si attaccano bene alla pelle e iniziano i guai, non gravi magari, ma parecchio fastidiosi. Il modo per non far avvenire tutto questo è di mettere bene la placca adesiva, che copra TUTTA LA PELLE intorno alla stomia. Ci sono sacchetti per ileostomia che hanno già la placca incorporata. Quando questi sacchetti si tolgono per scaricare le feci che si sono dentro accumulate, quando si staccano dicevo, la placca viene via col sacchetto e poi, quando si prova a rimetterla sulla pelle, aderisce meno bene e, se poi si sposta, avviene quello che non deve avvenire. Cioè che un po’ di pelle rimane scoperta e che si irrita e si danneggia se viene a contatto con le feci.
Per questo motivo è meglio procurarsi una placca che si mette intorno all’intestino che sbocca dalla pelle, un placca che, dicevamo, deve coprire bene tutta la pelle. E poi che abbia una specie di tondino di plastica più dura su quale si incastra il sacchetto. Così quando arriva il momento di svuotare il contenuto del sacchetto nel water, cioè quando il sacchetto è pieno, si deve solo “svitare” il sacchetto dalla placca che rimane fissata, attaccata alla pelle. In questo modo si può portare la stessa PLACCA per due o tre giorni e il trauma sulla pelle sarà minimo o nullo. Quando il contenuto del sacchetto sarà stato svuotato nel water,si può attaccare alla placca il medesimo sacchetto oppure invece quello si può buttare e se ne mette uno nuovo.
La ileostomia più facile da gestire è quella terminale, in cui c’è un solo orifizio da cui escono le feci. Questa è più piccola e in genere il chirurgo la fa dopo aver tolto tutto il grosso intestino (cieco-colon-retto e canale anale) nei pazienti ammalati di retto colite ulcerosa o più raramente, di poliposi adenomatosa familiare diffusa. Sull’addome, questo tipo di ileostomia terminale permanente si trova in fossa iliaca destra, cioè nella parte bassa dell’addome, a destra.
QUANDO SI FA UNA COLOSTOMIA?
La colostomia può essere fatta sul sigma e allora si chiama SIGMOIDOSTOMIA, oppure sul trasverso e allora si chiama TRASVERSOSTOMIA: le prime sono le più frequenti.
UNA SIGMOIDOSTOMIA PUO’ ESSERE TERMINALE E PERMANENTE quando la si fa dopo aver tolto il retto per un tumore molto basso, così basso da non consentire di “salvare”cioè conservare gli sfinteri anali e, con essi, la continenza del paziente. E’ la solita “rosa rossa” e la si trova in fossa iliaca sinistra, cioè a sinistra nella parte bassa dell’addome. In questo caso il paziente è stressato e preoccupato per due motivi. Uno perché è stato operato per tumore e ha paura che il tumore gli torni (ma fa male ad aver troppa paura, perché 7 volte su dieci i tumori de retto guariscono) e l’altro motivo di seccatura è che gli escono le feci dalla pancia. Purtroppo si dovrà abituare. Ma oggigiorno sono in commercio ottimi sacchetti o borse di plastica che contengono le feci uscite, le quali poi vengono buttate nel water e in genere, il paziente si mette un altro sacchetto. Qui LA PLACCA CHE COPRA BENE LA PELLE non è così importante come dicevamo nella ileostomia. Perchè? Perché le feci che escono da una sigmoidostomia non sono irritanti e anche se vengono ogni tanto in contatto con la pelle, in genere non succede nulla o quasi. Il paziente magari sarà preoccupato dal cattivo odore delle sue feci, ma ormai ci sono sacchetti che non lasciano passare il cattivo odore. Se però così non fosse, si può mettere una pasticca di aspirina dentro al sacchetto e questa eliminerà i cattivi odori.
Ma, fra tanti fastidi, UNA BUONA NOTIZIA C’E’ PER CHI HA UNA COLOSTOMIA TERMINALE PERMANENTE SUL SIGMA. Ed è questa: ogni 2-3 giorni il paziente può fare un clistere con un dispositivo particolare che si compra in farmacia, una sacca allungata che finisce nel water. Poi, svuotato l‘intestino, il paziente può anche evitare di rimettersi la sacca, ma semplicemente usare una piccola miniplacca soffice quadrata che ha lo scopo di tenere coperta la stomia. E può girare tranquillamente per casa e,a volte, anche uscire SENZA IL SACCHETTO.
Ci sono casi invece in cui la colostomia in basso a sinistra, cioè la SIGMOIDOSTOMIA , NON E’ TERMINALE ovvero NON HA UNA SOLA APERTURA, ma due orifizi. Da uno escono le feci e dall’altro no. Questa stomia è un po’ più voluminosa, quindi bisogna usare sacchetti di misura più ampia. In genere la si fa in via provvisoria, per non fare andare le feci su una sutura delicata molto in basso, poco più sopra dell’ano, in soggetti operati per trauma perineale, oppure per fistola retto vaginale, o per cancro inasportabile, e in questo ultimo caso è definitiva. Ne avevo già accennato in precedenza.
COMPLICANZE DELLE STOMIE
Una è che ci può essere un sanguinamento, ma è raro. Può essere dovuto al trauma di feci dure o dello stesso sacchetto sulla mucosa dell’intestino, oppure a una fonte di sanguinamento più in alto, per esempio un polipo e allora occorrono delle indagini che il medico può prescrivere, magari una colonscopia. Oppure ci può essere un PROLASSO DELLA STOMIA, cioè la stomia si allunga, sporge, si vede proprio un’ansa intestinale, sempre dal versante mucoso, che esce dalla pelle non di 2 o 3 centimetri, ma di 5 o 10 o 20. In questo caso il chirurgo dovrà intervenire o resecando l’intestino prolassato o facendolo rientrare dentro e mettendo poi una placca, una mesh, che impedisca la recidiva.
Infine la complicanza più frequente,di una sigmoidostomia sinistra in genere, è L’ERNIA PARACOLOSTOMICA. In questo caso occorre riparare la causa, che è un difetto apertosi nella fascia muscolare sottostante. Occorre rimettere la stomia al suo posto oppure dall’altra parte dell’addome, e chiudere intorno il cedimento della fascia o con dei punti o con una mesh, una protesi, come si fa quando si opera un’ernia inguinale. Altra complicanza può essere la RETRAZIONE della stomia, cioè la stomia cede un po’, si abbassa al di sotto del livello della pelle, si ritira, spesso al punto che il chirurgo la deve rimettere a posto e risollevare.
In conclusione e per riassumere, la stomia, o ileo- o colo-, può essere fatta per vari motivi. Occorre che il paziente vada in un centro stomizzati o parli con un infermiere esperto e si faccia aiutare a gestirla. Occorre stare attenti che, nella ileostomia, la placca sia ben posizionata e copra tutta la pelle. E infine, se è una sigmidostomia terminale permanente si può fare un clistere che permette di girare senza il fastidioso sacchetto. Se non è permanente ma è temporanea, il paziente è bene che si rilassi, perché in breve tempo sarà chiusa dal chirurgo e lui tornerà a evacuare dall’ano. Magari con un po’ di perdite, di incontinenza fecale all’inizio, perché gli sfinteri anali, non essendoci nell’ano a fuoriuscita delle feci, si erano disabituati a stringere. Ma con esercizi sfinteriali o con l’aiuto di una fisioterapista anche questo inconveniente passerà.