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Qualcosa su Mario Pescatori e sui posti dove lavora

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Credo che, se state pensando di venire a fare una visita da me, sia opportuno che sappiate qualcosa su Mario Pescatori e sui posti dove lavora. Per esempio:
Dove ha studiato. Che titoli ha. Se ha scritto qualcosa nel suo campo, tipo articoli o libri. Dove e quando e da chi ha imparato a operare. Se ha insegnato e dove e a chi. Che esami diagnostici fa. Quali sono le operazioni che preferisce fare. Quante complicanze ha avuto, quanti reinterventi e qual’è stata a mortalità postoperatoria nei suoi pazienti. Com’è l’Unità di Colonproctologia che ha messo su nel corso degli anni e con chi collabora ovvero quali sono gli specialisti che afferiscono al suo centro. A quali Società italiane e straniere fa riferimento.
Vediamo, con ordine, punto per punto.
DOVE HA STUDIATO.
Ho preso la maturità classica a Firenze e poi mi sono iscritto a Medicina all’Università Cattolica di Roma, l’unica Università di Medicina che all’epoca (anni 60 del novecento) faceva degli esami di selezione per entrare, cioè aveva il numero chiuso come ora lo hanno tutte le altre in Italia.
CHE TITOLI HA.
A parte ovviamente laurea e abilitazione, ho preso due specializzazioni, una in CHIRURGIA GENERALE, all’Università di Bologna-Ospedale St. Orsola e una in CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE E ENDOSCOPIA DIGESTIVA, all’Università di Roma-Policlinico Umberto I. Ho preso l’idoneità a Primario in chirurgia. Mi sono poi specializzato in COLONPROCTOLOGIA CHIRURGICA col Board Europeo di Chirurgia. Ho il titolo universitario di Ricercatore e sono stato Aiuto Primario e docente di scuola di specializzazione all’Università Cattolica, dove ho fondato il Centro Stomizzati affiliato all’AISTOM, Istituto Tumori di Milano. Quando è arrivato per me il momento di presentarmi per il titolo di Professore Associato o per fare il Primario ho capito che i concorsi erano “pilotati” e già si erano stabiliti i vincitori. Piuttosto che fare inutili ricorsi ho preferito, con molto rammarico, lasciare l’Università. Avevo 45 anni, non pochi pazienti che mi cercavano e non pochi chirurghi italiani e stranieri che mi invitavano ai loro congressi. Dunque pensavo di continuare ciò che si fa all’università, ovvero la clinica, l’insegnamento e la ricerca. Così infatti avvenne, avendo costituito la prima Unità di Colonproctologia in Italia, in due ciniche di Roma, Via Flaminia, privata e la San Feliciano, convenzionata. Fui poi nominato professore a contratto,in sequenza, dalle Università de L‘Aquila, di Chieti e di Firenze, tramite i professori Simi, Picardi e Pucciani.
SE HA SCRITTO QUACOSA NEL SUO CAMPO, TIPO ARTICOLI E LIBRI.
Sì, ho scritto diversi libri, il primo sulla Motilità intestinale in italiano e poi altri, per lo più in inglese, che sono quasi tutti reclamizzati in rete. Sono una decina, quasi tutti con la casa editrice Springer-Verlag, di cui due tradotti, uno in cinese e uno in russo. Ho circa duecento pubblicazioni scientifiche quasi tutte su riviste indexate e con impact factor, cioè di qualità, quasi tutti su colon ano,retto e pavimento pelvico.
DOVE, QUANDO E DA CHI HA IMPARATO A OPERARE.
Molto ho imparato in Inghilterra, a Londra, al St Mark’s Hospital, centro leader mondiale nel settore, in due periodi, uno di tre mesi e uno di un anno e poi tornandoci varie volte. Da Christopher Williams ho imparato la colonscopia. Da Alan Parks, Presidente della Società inglese, la chirurgia di colon, ano-retto e pavimento pelvico (ovvero sfinteri, puborettale, elevatori anali). Ma non poco ho appreso anche in Italia, al Gemelli e altrove. Per esempio a Pisa, Enrico Cavina mi ha insegnato a fare la graciloplastica per incontinenza fecale a Pisa. Molto ho imparato da Francesco Caracciolo, il miglior chirurgo generale da me conosciuto, che mi aiutato per anni in clinica in sala operatoria a Roma. E non poco anche da Marc Claude Marti, chirurgo di Ginevra, grande proctologo. Chiedo scusa a coloro che non cito.
SE HA INSEGNATO, DOVE E A CHI. CHE ESAMI DIAGNOSTICI FA.
Ho insegnato a molti colleghi, più giovani o coetanei, che hanno frequentato LE SETTIMANE COLORETTALI a Roma al Gemelli o in diverse cliniche. Ma ho operato, con colleghi che mi aiutavano o mi osservavano imparando, intorno al tavolo operatorio o in diretta tv, in molte città, all’estero e in Italia : Mosca (Russia), Hamar (Norvegia), Madrid (Spagna), Guan Dong (Cina), Cairo (Egitto) , Hanoi (Vietnam), Cuneo, Verona, Cagliari, Crotone, Telese Terme, Vallo della Lucania, Milano, Sora, Isola Liri, Arezzo, Suzzara, Asola, Firenze, Chianciano, Pescara, Battipaglia, Cosenza, Potenza, Narni e Gallarate. Gli esami diagnostici che ho fatto e/o che ancora faccio sono la proctoscopia, la rettosigmoidoscopia, la colonscopia, la manometria del sigma, la manometria anorettale, la defecografia, l’ecografia transanale e transvaginale con sonda rotante.
QUALI SONO LE OPERAZIONI CHE PREFERISCE FARE
La proctocolectomia restaurativa con reservoir ileo-anale per rettocolite ucerosa o poliposi adenomatosa familiare del colon, la resezione anteriore con escissione totale del mesoretto per cancro de retto, la ricostruzione degli sfinteri anali o la plicatura posteriore del pavimento pelvico o il “total pevic floor repair” nell’incontinenza fecale, l’asportazione transanale di adenomi villosi o neoplasie del retto T1 (cioè che non hanno invaso la muscolare), la obliterazione del cavo di Douglas per enterocele, La Block e la Sarles per rettocele, la Delorme esterna per prolasso del retto e quella interna per intussuscezione retto-rettale, la resezione trans perineale del retto(sigma) secondo Altemaier per prolasso rettale esterno completo, la miotomia parziale bilaterale per anismo ovvero discinesia addomino-pelvica con ostruita defecazione, la fistulectomia con lembo rettale per fistola trans- sfinterica, il lembo cutaneo di avanzamento, “island flap” o “diamond flap” per stenosi anale, la legatura-pessi di Hussein modificata delle emorroidi prevalentemente interne, l’emorroidectomia chiusa secondo Ferguson per emorroidi interne ed esterne, la fissurectomia e anoplastica per ragade anale cronica senza ipertono anale, la riparazione di una fistola retto-vaginale. Alcuni interventi sono riportati su questo sito con delle figure.
COMPLICANZE, REINTERVENTI E MORTALITA’ OPERATORIA NELLA SUA CASISTICA
Premetto che sui libri di chirurgia colo-rettale è scritto che questa chirurgia, poichè si svolge a contatto con le feci e quindi c’è facilità di infezione postoperatoria, anche nelle mani di uno specialista ha il 25% di complicanze postoperatorie. La frequenza delle mie complicanze, incluse quelle lievi come la ritenzione urinaria, si aggira infatti intorno al 25%. Alcune di queste sono prevenibili, la maggior parte sono curabili. Vorrei commentare alcune complicanze: una è la sepsi pelvica, ovvero l’infezione dello spazio che si trova intorno al retto. E’ in genere dovuta al cedimento di una anastomosi, cioè di una sutura, cioè del ricongiungimento di due segmenti dell’intestino. Può capitare dopo una resezione anteriore del retto per tumore ad esempio. La si può prevenire con una stomia temporanea, ovvero un ano artificiale. E’ bene che il chirurgo sia più prudente che audace. Se la fa alla fine dell’intervento principale, poi gli occorrerà solo una piccola operazione dopo un paio di mesi per chiuderla. Se invece non la fa e gli capita nel postoperatorio una deiscenza (=cedimento) importante della sutura, allora dovrà fare, dopo l’operazione principale che ha già fatto, non una MA DUE operazioni. E cioè una per confezionare la stomia e una per chiuderla. Meglio la prudenza quindi, se l’anastomosi è molto bassa. L’inventore o meglio il grande propugnatore della resezione anteriore bassa del retto con escissione totale del mesoretto, Bill Heald, pur avendo una enorme esperienza, preferiva appunto essere prudente e così mi insegnò quando andai a Basingstoke, vicino Londra, a imparare la sua tecnica (che, per la verità, facevano anche a Londra al St Mark’s Hospital). Vorrei spendere due parole su una complicanza che è non dico pane quotidiano (perché non è così frequente), ma che un chirurgo anorettocolico o soprattutto un proctologo, vede non di rado e cioè la rettorragia importante, ovvero un sanguinamento profuso dopo una operazione per emorroidi. Dicono le statistiche degli articoli scientifici che varia a seconda del tipo di intervento, ma che, quando si fa quello più RADICALE, cioè L’ASPORTAZIONE DELLE EMORROIDI o EMORROIDECTOMIA, capita nel 2% dei casi. Così è stato per me, su circa mille casi di emorroidi operati, ho avuto 23 sanguinamenti importanti. Ebbene, sapete quanti di questi 23 pazienti ho dovuto portare in sala operatoria per rioperarli? NESSUNO. E sapete quanti ne ho rioperati? DUE. Ma rioperati per modo di dire: a uno ho messo un punto di sutura sulla piccola area da dove usciva il sangue e l’ho fatto in AMBULATORIO. E su una femmina, idem, è bastato un punto dove usciva il sangue e gliel’ho messo IN REPARTO. Questo per dirvi che il trauma per il/la paziente è stato MINIMO. E qual è stato il motivo per cui tutti questi sanguinamenti si sono fermati senza un reintervento? Perché a tutti gli altri è bastato mettere nel retto un catetere di Foley con un palloncino che ha schiacciato per poche ore la piccola area da dove usciva il sangue. Sei pazienti hanno dovuto fare una trasfusione, ma gli altri neppure quella. Ecco perché a ogni paziente che opero di emorroidi, all’uscita dalla clinica, dò un catetere di Foley e spiego come si fa a usarlo in caso di emorragia.E’ davvero molto semplice e il paziente lo può fare da solo, magari con l’aiuto di un parente, a casa propria, senza andare in ospedale e rischiare di essere rioperato da un chirurgo non proctologo, che non conosce questa semplice soluzione.
I REINTERVENTI che ho dovuto fare, a breve o a lungo termine, sono stati il 15% dei pazienti operati. Per lo più pazienti operati di fistola anale complessa che avevano o una persistenza o una recidiva della fistola o quelli dopo fistola retto-vaginale complessa in cui hanno ceduto le suture e non avevo fatto una stomia di protezione. Oppure qualche anoplastica per stenosi o per ragade anale cronica. O, più di rado, pazienti operati per incontinenza fecale che non avevano fatto la fisiokinesiterapia postoperatoria che avevo loro prescritto. O pazienti dopo prolassectomia transanale, oppure con resezione bassa del retto i quali, rifiutata la stomia di protezione, avevano delle deiscenze ovvero cedimenti importanti dell’anastomosi, cioè del ricongiungimento tra i due tratti dell’intestino. Sono gli stessi dati della letteratura, quindi di meglio non si può avere, salvo che in chirurghi superfortunati o che fanno solo chirurgia di piccolo calibro. In quanto alla MORTALITA’ OPERATORIA nei miei pazienti, devo dire che è estremamente bassa. Mi muore un paziente una volta ogni cinque anni. Non perché io sia particolarmente bravo, ma perché faccio più interventi piccoli e medi che non interventi di alta chirurgia (i più rischiosi) e perché non faccio la chirurgia d’urgenza, in cui i pazienti sono in genere perforati o occlusi e quindi a maggior rischio di un soggetto operato, come diciamo noi, in elezione.
COME E’ ORGANIZZATA LA SUA UNITA’ DI COLONPROCTOLOGIA
C’è da dire che le unità sono due, una si trova a Roma, presso la Clinica Parioli, da poco rinnovata, in via Felice Giordano, traversa di Via Bertoloni, strada dei Parioli non lontana da Piazza Euclide. A 50 metri dalla Parioli c’è un’altra Clinica,la Mater Dei, con un ampio parcheggio sotterraneo dove conviene lasciare la macchina, che altrimenti sarebbe molto difficile parcheggiare nel quartiere. La Clinica dove lavoro è a 15 minuti di taxi dalla Stazione Termini. A trecento metri dalla Clinica c’è un albergo, l’Hotel degli Aranci, un quattro stelle dove fanno sconti ai pazienti della Parioli. Una doppia costa meno di cento euro. Se un mio paziente vuole fare un’operazione senza ricovero in Clinica (un giorno-notte di ricovero costa seicento euro) può operarsi prendendo la camera solo per qualche ora a prezzo più basso e poi pernottare in questo hotel. E’un modo per ridurre i costi. C’è da dire che alla Parioli si paga TUTTO, l’equipe chirurgica ovviamente, l’operatore, cioè io, l’aiuto (dott.ssa Stella Ayabaca) e l’anestesista (dr Massimo Sposato, molto bravo), che fa in genere una anestesia spinale ovvero una puntura nella schiena che addormenta tutta la metà inferiore del corpo. Se poi il paziente vuole dormire, lo chiede e gli si fa una semplice endovenosa. Poi si paga l’affitto e il materiale della sala operatoria, che va a tempo, tipo cinquecento euro mezz’ora e poi a salire. La camera quanto costa l’ho detto. Le medicine, le flebo, i pasti ecc. si pagano. Ogni camera ha un letto per il paziente e un divano letto per un parente. Se si deve fare un normale ricovero i costi sono dunque alti, tanto più se l’intervento dura una o due ore. Infatti chi si fa operare da me alla Clinica Parioli sono in genere i pazienti che hanno una assicurazione o quelli che sono decisamente benestanti. A meno di ricorrere, per la piccola chirurgia,alla camera in albergo. O alla propria casa, se il paziente abita a Roma o ha parenti o amici che lo ospitano. Questo abbassa i costi. Gli accordi per l’intervento e la clinica si prendono col mio “aiuto”dottoressa Stella Ayabaca tel 333 65 09 287. Il tel della clinica è 06 80 77 71, si può chiedere in Amministrazione l‘elenco delle Assicurazioni convenzionate con la clinica. Per quanto riguarda invece una VISITA, CON EVENTUALE ECOGRAFIA, alla clinica Parioli, queste si effettuano il lunedì mattina dalle 11 in poi nella stanza 503. Per prenotare si fa lo 06 80 77 71.
Molti di quelli che si devono operare, per risparmiare, preferiscono, anche se geograficamente scomodo per i romani, ancor di più per i pazienti del nord, meno per i pazienti del sud, venire nella, chiamiamola “seconda” Unità di Colonproctologia, che è nel sud, bassa provincia di Salerno, in una frazione (Pattano) di un paese: Vallo della Lucania, a sud di Agropoli e di Paestum, dove c’è una clinica MAGNIFICA e attrezzatissima, con terapia intensiva, emodialisi,risonanza magnetica ecc ecc, tutto insomma, che si chiama CLINICA COBELLIS (è su internet). Completamente convenzionata. L’unico a dover essere pagato, in quanto libero professionista, è il sottoscritto. Il mio onorario dipende dal tipo di intervento,se grande, medio o piccolo, ma in genere cerco di venire incontro alle possibilità economiche del paziente. L’anestesia si svolge come alla Parioli di Roma. Per interventi molto brevi si può usare la semplice sedazione senza spinale, con o senza anestesia locale. Idem a Roma. I colleghi con cui opero a Vallo sono i dottori Novi, Scola e, più di rado, Cobellis per la chirurgia laparoscopica, quella i cui non si apre l’addome. Come si arriva alla Cinica Cobellis? In macchina, sia dal sud che dal centro o dal nord, è tutta autostrada e superstrada. Per chi viene dal nord c’è un tratto in cui si deve andare a 50 all’ora, per attraversare appunto Battipaglia e altri paesi adiacenti. Da Roma ci vogliono 4 ore di macchina, se si rispettano i limiti di velocità. Ma, in alternativa, si può prendere un treno alla Stazione Termini di Roma e scendere dopo tre ore e venti circa alla stazione di Vallo della Lucania, dove c’è un bus che porta in 15-20 minuti a Pattano, davanti alla Clinica (ma bisogna dirlo al conducente quando si sale). In estate da Roma a Vallo c’è la Freccia che impiega due ore e mezzo. Al momento opero di lunedì pomeriggio, più di rado anche il martedì e il paziente che disti più di un’ora dalla Clinica si deve ricoverare di sabato per fare ne week-end la visita anestesiologica e gli esami di routine, ECG , prelievo del sangue ecc. Gli accordi per il ricovero si prendono con la caposala Francesca telefonandole di mattina. Lei dà tutte le spiegazioni, si entra con l’impegnativa del medico curante. Il tel della Clinica è 0974 75 888. Se un paziente ne ha bisogno, può fare gratuitamente, prima dell’intervento, esami come la colonscopia, la defecografia e la risonanza magnetica, oppure consulenze gastroenterologiche e urologiche, basta che lo dica alla caposala Francesca. Se il paziente vuole una camera privata solo per lui e un suo accompagnatore, c’è un ragionevole supplemento di cento euro al giorno. La degenza dura in genere pochi giorni, salvo gli interventi di alta chirurgia, che richiedono almeno una settimana. I pazienti che abitano in zona o in un raggio di cento chilometri possono venire giorni prima dell’operazione e in un paio d’ore fare visita anestesiologica esami del sangue eccetera e poi entrare direttamente lunedì per l‘intervento. Se invece un paziente vuole venire a farsi visitare alla Cobellis, il mio giorno è il giovedì, dalle 15 in poi. Si fa il numero della Clinica, 0974 75 888 e si chiede di fissare una visita con me. Lavoro alla Cobellis una settimana al mese. Sia a Roma che a Vallo faccio anche le ecografie transanali e transvaginali con sonda rotante. A Roma ho un apparecchio più moderno. Queste ecografie servono soprattutto per ascessi, fistole, incontinenza fecale, dolore anorettale, talvolta ragade anale, per vedere se c’è o no ipertono dello sfintere interno misurandone il calibro. Oppure per un cancro del retto, per stadiarlo, cioè vedere se e di quanto infiltra la parete. Anche se c’è la forse migliore alternativa della risonanza magnetica e della TAC total body. Sia a Roma che a Vallo sono coadiuvato da un’equipe di specialisti C’è il gastroenterologo, l’urologo, il ginecologo, il nutrizionista, la psicologa, la fisioterapista, il-la radiologa, chi fa l‘ipnosi o l’agopuntura (che può servire nel dolore anale), l’endoscopista, il manometrista, l’ecografista di addome e pelvi e così via. I nomi e i cellulari sono segnati sulla mia carta intestata che il paziente avrà quando viene a visitarsi da me. A Roma, alla Parioli, nelle visite, mi assiste la signora Caterina De Bono (caterinadebono@live.it). A Vallo mi assiste la segretaria Claudia, il tecnico Fiore e-o l’urologa Iole. Qualche piccolo intervento ambulatoriale senza ricovero si può più facilmente fare, per abbattere i costi, nell’ambulatorio di Vallo piuttosto che in quello di Roma, es. drenaggio di un ascesso, asportazione di una emorroide trombizzata.
LE SOCIETA’ CHIRURGICHE
Di alcune sono membro ad honorem, altre le ho fondate, di alcune sono presidente onorario. Sono italiane, come LA SOCIETA’ ITALIANA DI CHIRURGIA COLORETTALE (SICCR) , o straniere, come IL ROYAL COLLEGE OF SURGERY inglese, LA SOCIETA’ UNGHERESE e INDIANA DI CHIRURGIA COLORETTALE , LA SOCIETA’ MEDITERRANEA DI COLONPROCTOLOGIA (MSCP), L’ASSOCIAZIONE EURASIATICA DI TECNOLOGIE COLORETTALI, LA SOCIETA’ PER LO STUDIO DEL PAVIMENTO PELVICO . SICCR e MSCP hanno un sito e pubblicano una newsletter mensile.
E così termina questa sezione del mio sito. Spero che le notizie su di me, sulla mia storia e sulla mia equipe, sui nostri presidi diagnostici e terapeutici, e sulle sedi dove visito e opero siano state esaurienti. Se volete sapere ancora qualcosa mi potete scrivere (ucpclub@virgilio.it) oppure telefonare (339 11 40 413 o 06 33 11 525).